28 Mar Supply chain governance: questione di responsabilità
La catena di fornitura è uno degli snodi più complessi dell’economia. Anche in Italia, dove il tessuto produttivo è composto da centinaia di migliaia di imprese, la gestione della filiera richiede sempre più attenzione dal lato della governance, della responsabilità (individuale e d’impresa) e del controllo dei rischi.
Di questi temi si è discusso durante l’incontro “Supply Chain Governance: filiera e responsabilità d’impresa”, promosso dal Topic Legal della community Bocconi Alumni. “Sono convinto che, nel contesto della corretta gestione della catena di fornitura, i meccanismi premiali e la spinta a un adeguamento rapido siano più efficaci per le imprese di quanto lo possa essere qualsiasi sanzione e qualsiasi meccanismo punitivo – ha detto Paolo Storari, magistrato e Sostituto Procuratore di Milano -. Se il nostro obiettivo è quello di modificare il contesto organizzativo dell’azienda, spingendola a rivedere procedure e controlli, ha senso dare all’impresa il tempo di adeguarsi e far sì che le indagini possano chiudersi addirittura prima di andare a processo. Il vantaggio non è solo per l’azienda, ma per tutta la collettività. L’obiettivo è l’estinzione dell’illecito in tempi molto rapidi, non l’emissione di una multa che potrebbe, tra l’altro, finire per non essere mai pagata”.
Il metodo Storari: alla testa della catena
La ricerca e la condanna degli illeciti (come, ad esempio, lo sfruttamento del lavoro) nelle filiere produttive parte, solitamente, dagli ultimi anelli della catena. Un errore, secondo il magistrato Paolo Storari, che ha spiegato come abbia molto più senso, invece, intervenire sui grandi committenti, cioè sulle imprese che organizzano e governano la filiera. “Sappiamo che le società che commettono illeciti sono, spesso, cooperative o realtà che spariscono o chiudono non appena vengono sanzionate, rendendo inutile il nostro lavoro. Secondo la normativa 603 bis sul caporalato, però, anche chi beneficia indirettamente di condizioni di lavoro irregolari agevola colposamente il reato. Andare direttamente alla testa della catena ci consente di essere molto più efficaci nell’adeguamento delle condizioni dei lavoratori, nell’ottenere il pagamento dell’IVA, e così via”. Negli ultimi anni la Procura di Milano, seguendo il “Metodo Storari”, ha aperto decine di indagini in diversi settori, dalla moda alla logistica, fino ai servizi di sicurezza e alla delivery economy.
La filiera italiana: una rete produttiva enorme
La centralità della supply chain nell’economia italiana è riconosciuta, ma ribadire il concetto attraverso i numeri è un “repetita iuvant” doveroso. Come ha ricordato Alberto Grando, Professore Ordinario di Operations Management dell’Università Bocconi, il sistema produttivo nazionale conta oltre 460 mila imprese manifatturiere e si fonda su una rete di relazioni tra aziende estremamente articolata.
Secondo i dati, ogni impresa ha in media tra 25 e 29 fornitori di primo livello, che generano oltre 11 milioni di rapporti di fornitura nel sistema economico, inoltre in molti settori manifatturieri tra il 60 e l’80% del prodotto finale è costituito da componenti acquistati all’esterno, richiedendo un continuo scambio di materiali tra fornitori e clienti. Ecco perché la gestione della supply chain è un elemento importante della competitività industriale e dell’occupazione, con un impatto forte sulle relazioni economiche e del lavoro lungo tutta la catena produttiva.
L’esperienza delle imprese: tra compliance e complessità
Dal punto di vista delle aziende, la gestione della filiera è legata a due obiettivi: efficienza operativa e controllo dei rischi, come ha ricordato Andrea Puccio, Founding Partner Puccio Penalisti Associati nel suo intervento. A portare però l’esperienza concreta di un’impresa è stata Silvia Milanese, Group General Counsel di Flos B&B Italia Group: “La catena di fornitura nel settore dell’arredo e del lusso coinvolge numerosi livelli produttivi, dai componenti ai materiali fino alle lavorazioni specialistiche – sostiene Milanese -. Garantire la conformità dei fornitori richiede tempo, procedure strutturate e controlli progressivi, proprio perché la filiera è composta da diversi passaggi produttivi e relazioni contrattuali. Il fatto è che si tratta di un procedimento lungo da digerire (e da far digerire al proprio interno) per qualsiasi azienda: lavorare bene è nel nostro stesso interesse e spesso gli organismi di vigilanza non sono per forza un castigo ma possono essere, invece, un aiuto. Anche perché forniscono un’orizzontalità di visione sulle altre aziende del settore”.
Camilla Garavaglia
Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Marzo 2026 de Il Giornale della Logistica
L’articolo Supply chain governance: questione di responsabilità sembra essere il primo su Il Giornale delle Logistica.
Sorgente notizia: https://www.ilgiornaledellalogistica.it/ Vai al post originale