Gestione doganale: sempre più strategica, ma manca un approccio proattivo

Gestione doganale: sempre più strategica, ma manca un approccio proattivo

L’instabilità geopolitica e la crescente complessità dei flussi transfrontalieri stanno riportando la gestione doganale al centro delle priorità delle imprese europee. Tuttavia, la carenza di competenze interne continua a limitarne un approccio realmente proattivo. È quanto emerge dalla seconda edizione della Strategic Radar Customer Survey 2026 condotta da Customs Support Group, analizzando le risposte di quasi 200 aziende manifatturiere e retail attive in Europa.

La gestione doganale sta dunque progressivamente diventando una priorità strategica: il 44% delle aziende segnala una maggiore visibilità della funzione doganale e un coinvolgimento più diretto nelle decisioni strategiche.

L’outsourcing resta la norma

Nonostante la crescente rilevanza strategica, l’operatività doganale continua a essere prevalentemente esternalizzata: il 70% delle aziende intervistate non dispone di un team interno dedicato alle dichiarazioni doganali e si affida a partner esterni. Anche laddove esistano strutture interne, queste risultano generalmente di dimensioni ridotte.
La principale motivazione alla base dell’outsourcing resta la carenza di competenze specialistiche in materia doganale (38% dei rispondenti), un terzo indica la mancanza di disponibilità operativa, mentre poco meno del 30% considera l’esternalizzazione più efficiente a livello di costi.

Permane inoltre una marcata riluttanza sul fronte dell’aumento del proprio personale: sebbene il 23% delle aziende abbia assunto nuove risorse nei reparti di compliance doganale negli ultimi 24 mesi, solo il 6% prevede ulteriori inserimenti, mentre il 58% non ha in programma alcun ampliamento.

Focus tematico: classificazione delle merci

In un contesto segnato dall’inasprimento delle misure tariffarie, l’accuratezza nella classificazione delle merci diventa un fattore determinante per la corretta determinazione dei dazi e per valutare l’impatto dei cambiamenti nella supply chain. Sebbene le dichiarazioni doganali siano spesso esternalizzate, la classificazione rimane prevalentemente una responsabilità interna: il 60% delle aziende la gestisce interamente in-house, mentre un ulteriore 20% combina competenze interne e supporto esterno.

Parallelamente, il livello medio di fiducia nella propria classificazione si attesta attorno a un valore di 3,9 su 5, un dato contenuto rispetto alla rilevanza strategica della funzione. Solo il 30% dichiara un’elevata fiducia nelle proprie valutazioni. Anche i meccanismi di controllo risultano fragili: circa un’azienda su tre effettua una revisione annuale delle classificazioni, un altro terzo non ne ha mai condotta una e solo il 12% prevede di avviarne una nel corso dell’anno.

Il capitale umano rimane centrale

Rispetto allo scorso anno, l’Intelligenza Artificiale assume un ruolo meno rilevante. Nessuna azienda dichiara di affidarsi interamente all’IA per la classificazione delle merci. Solo il 24% la utilizza in modo regolare o occasionale, mentre il 55% non ha ancora introdotto soluzioni di IA in questo ambito.

“Questa cautela è comprensibile”, spiega il CEO di Customs Support Group John Wegman. “La classificazione delle merci ha implicazioni rilevanti in termini di compliance e le aziende non intendono esporsi al rischio che un algoritmo generi errori con conseguenze sanzionatorie. L’esperienza umana – quella che definiamo “Real Intelligence” – resta il fondamento. L’IA può certamente creare valore nella strutturazione dei dati e nel supporto analitico, ma la decisione finale deve rimanere in capo a specialisti esperti”.

Focus Italia: i trend doganali non cambiano

I risultati della survey per quanto riguarda l’Italia restituiscono la stessa immagine del mercato europeo: consapevole della crescente complessità doganale ma ancora poco strutturato per affrontarla in modo sistematico. Il 43,2% dei proprietari delle merci intervistati, infatti, si dichiara mediamente preoccupato a riguardo, sebbene il 63,9% non abbia in agenda di esplorare procedure doganali alternative per mitigare le recenti instabilità commerciali. Quasi la totalità dei proprietari delle merci (85,2%) non dispone inoltre di un team doganale interno e non prevede di rafforzarlo in futuro, pur gestendo internamente attività critiche e rilevanti come la classificazione delle merci. Tuttavia, solo il 34,8% dei proprietari delle merci si ritiene abbastanza sicuro dell’accuratezza della propria classificazione, senza però sapere con quale cadenza vengono apportati aggiornamenti al proprio sistema e sebbene questi ultimi siano necessari per rimanere al passo con i frequenti cambiamenti normativi in materia. A differenza del panorama europeo, dalla Survey emerge che in Italia la dogana non viene ancora percepita come leva strategica e l’adozione di strumenti di intelligenza artificiale è ancora limitata.

L’articolo Gestione doganale: sempre più strategica, ma manca un approccio proattivo sembra essere il primo su Il Giornale delle Logistica.



Sorgente notizia: https://www.ilgiornaledellalogistica.it/ Vai al post originale

staff
info@eolog.com