08 Apr CBAM: cinque errori da evitare
Dall’entrata in vigore del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) lo scorso 1° gennaio, le aziende importatrici di determinate categorie merceologiche si stanno confrontando con criticità concrete nella fase di implementazione.
Customs Support Group (CSG), operatore indipendente nei servizi di sdoganamento e soluzioni per il commercio internazionale, ha individuato cinque errori ricorrenti che possono tradursi in costi aggiuntivi rilevanti, rischi di non conformità e un incremento extra degli oneri amministrativi.
Mancanza di una governance CBAM strutturata e di una gestione integrata dei dati
Molte aziende tendono a considerare il CBAM come un adempimento puramente tecnico di reportistica, mentre in realtà richiede una gestione coordinata e trasversale tra funzioni quali dogana, procurement, sostenibilità e finanza. In assenza di responsabilità chiaramente definite e di flussi informativi integrati, le imprese si espongono a incoerenze nei dati dichiarati, ritardi operativi e un aumento del rischio di errore.
Classificazione delle merci inadeguata o errata
L’assegnazione corretta dei codici di tariffa doganale è fondamentale per determinare se e in che misura si applicano gli obblighi legati al CBAM: errori nella classificazione possono infatti comportare dichiarazioni errate, ritardi operativi e un incremento delle attività correttive. È quindi essenziale che le aziende verifichino con regolarità e in modo coordinato l’origine delle merci, la classificazione doganale e la relativa rilevanza ai fini CBAM.
Mancato ottenimento tempestivo dello status di dichiarante CBAM autorizzato
Gli importatori di merci soggette al CBAM che superano la soglia delle 50 tonnellate annue devono procedere con urgenza alla richiesta dello status di dichiarante CBAM autorizzato. Con il 31 marzo 2026 ormai riconosciuto come una scadenza operativa critica, le aziende che non hanno ancora presentato domanda risultano esposte a rischi rilevanti. In concreto, il mancato rispetto della tempistica può tradursi in ritardi operativi, sanzioni o persino nell’impossibilità temporanea di importare merci soggette a CBAM, a seconda delle modalità con cui le autorità nazionali gestiranno le richieste tardive o ancora in fase di valutazione.
Mancata valutazione dell’impatto finanziario del CBAM
Molte aziende continuano ad approcciare il CBAM come un mero esercizio di reportistica, senza quantificarne le implicazioni economiche. A partire dal 2026, tuttavia, il CBAM inciderà direttamente sui costi di importazione attraverso l’acquisto dei certificati. Con la pubblicazione dei valori di default e dei benchmark CBAM, le imprese dispongono già delle informazioni necessarie per stimare la propria esposizione. Non effettuare questa valutazione può tradursi in costi inattesi rilevanti, erosione dei margini e criticità nella definizione dei prezzi.
Sottovalutazione delle conseguenze operative e delle sanzioni
Dichiarazioni errate o incomplete nell’ambito del CBAM possono comportare non solo attività di revisione e correzioni manuali, ma anche – nei casi più gravi – sanzioni finanziarie allineate ai livelli del sistema UE ETS. Oltre alle sanzioni, le aziende possono essere soggette a un maggiore livello di controllo, ritardi operativi e un incremento continuo degli oneri amministrativi. Il CBAM deve quindi essere gestito come un processo operativo continuativo, basato su controlli regolari, e non come un adempimento una tantum.
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